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Coraggio o follia?

Appassionato, determinato, instancabile. Questi gli aggettivi che rispecchiano al meglio la personalità di Pietro Biscu, CEO di ADS Assembly Data System S.p.A., importante ICT Solution Provider operante nel settore dell’innovazione tecnologica. L’azienda, 100% di proprietà italiana con headquarter a Pomezia, negli ultimi cinque anni, proprio sotto la guida di Biscu, ha registrato un vero e proprio boom, passando da una quarantina di dipendenti a quasi 1500 disseminati in tutta Italia, irrompendo a gamba tesa nel mercato delle telecomunicazioni. Ma la vera chiave del successo di Biscu è il suo passato: un’adolescenza caratterizzata da un radicamento profondo nella sua realtà territoriale e il confronto con i problemi di ogni giorno, risolti grazie a un pizzico di “sana follia”. Pietro Biscu, la sua storia e quella di ADS sono legate da un filo rosso, quello del successo, ottenuto grazie al coraggio di giocarsi tutto per dare forma a una visione. Il grande salto da una multinazionale a un’azienda che, all’epoca, contava circa 40 dipendenti fu un azzardo o una scelta ponderata?

“Una scelta ponderata e azzardata al tempo stesso. A sostenere l’azzardo di lasciare un’azienda solida e robusta per una piccola realtà, presente solo sul territorio romano, c’è stata una profonda consapevolezza delle mie potenzialità e di quelle del gruppo che mi ha seguito, nonché la certezza dell’incontro con una realtà votata al cambiamento e alla crescita. Chiaramente però, ogni scelta importante della vita porta con sé l’assunzionedi rischi.

La follia più grande è stata passare da una multinazionale dove ognuno ha il suo ruolo, orientato al raggiungimento dell’obiettivo assegnato, a un’azienda come ADS, dove tutti erano e sono pronti ad assumersi responsabilità differenti a seconda delle esigenze. Questo per me è stato rivoluzionario”. La visione è diventata realtà. ADS, con l’arrivo di Biscu, è passata in 5 anni da 5 milioni di euro di fatturato ai 110 previsti nel 2015.

A fine 2014 viene classificata da Deloitte tra le 500 aziende hi-tech a maggior tasso di crescita in area Emea degli ultimi 5 anni, insieme a solo altre 6 aziende italiane, ma al primo posto nel settore della telecomunicazioni. In più è un’azienda sana, giovane e completamente italiana. “Determinante è stata la costruzione di un gruppo sano, che ha messo la passione avanti a tutto, una squadra competente che ha abbinato la qualità dei servizi erogati alla quantità in termini di impegno e di ore dedicate al progetto. Il seme è stato un piccolo gruppo di colleghi che mi ha seguito inizialmente in quello che poteva apparire come un salto nel buio, senza chiedermi garanzie, ma riponendo la fiducia in imprenditore coraggioso, Arnaldo Emiliani, socio fondatore di ADS, il quale ha creduto senza riserve in questo gruppo e nel mio progetto”. Ma la carta vincente di Pietro Biscu è il suo background… “Il mio passato è stato determinante. La vita di un manager è alienante, ovattata. L’unica cosa che mi ha permesso di mantenere i piedi bene a terra è stato il radicamento forte con la vita vera. L’adolescenza non agiata è stata per me una palestra, la mia scuola di management, che mi permette di mantenere una spiccata sensibilità verso i problemi quotidiani di chi collabora con me. Sono riconoscente a chi mi ha aiutato e ha creduto in me, e nel mio piccolo tento di investire sul territorio, generare posti di lavoro ed offrire opportunità ai giovani.

Per questo è nato un progetto innovativo come ADSLab, un’accademia dove ogni anno numerosi ragazzi vengono formati e inseriti direttamente in azienda”. Il dinamismo dei giovani, l’esperienza dei senior, la capacità di muoversi veloce come un vascello nel mare mosso dell’innovazione tecnologica. Non a caso il payoff di ADS è: “Nulla è perenne tranne il cambiamento”. “Questo payoff è il mio mantra. L’ho voluto fortemente, perché per me la capacità di mettersi in gioco ogni giorno dà enormi vantaggi competitivi. Significa non solo saper modellare l’azienda alle esigenze mercato, ma anche cambiare noi stessi sulla base delle necessità dell’azienda”. Dunque cambiare, sempre. Quali sono le prossime sfide di ADS? “Dopo anni di crescita organica, e l’acquisizione a maggio 2015 di Nextiraone Italia, entro fine anno ufficializzeremo altri due importanti ingressi nel Gruppo ADS, che faranno crescere il valore dell’azienda e consolideranno il suo posizionamento sul mercato. Puntiamo anche sull’internazionalizzazione: un altro tema importante che porterà nel 2016 i primi importanti contratti con interlocutori oltreconfine nel mondo delle Telco e non solo. Nel frattempo, stiamo continuando ad investire sull’innovazione e sul mondo IT: abbiamo raggiunto i 200 ingegneri nella nostra software farme lanceremo presto sulla piattaforma di crowdfunding Kickstarter un progetto sull’IoT.

Parliamo un po’ di lei, Biscu. Con dei ritmi così pressanti ogni tanto è necessario “staccare”. Cosa le piace fare per ricaricarsi? “Il tempo libero, quel poco che rimane, lo dedico completamente alla famiglia. Ma amo anche staccare dai ritmi forsennati avventurandomi nel deserto del Sahara con la moto, lo zaino e la tenda in spalla o esplorare con le slitte il Polo Nord. Adoro questo tipo di viaggi, da cui trovo ispirazione e riprendo contatto con me stesso”. Le eccellenze si cercano, spesso si trovano. Il lusso e la tecnologia sembrano mondi lontani, ma sono i due veri grandi volani del rilancio dell’Italia nel mondo. E’ il tema del workshop che lei ha tenuto pochi mesi fa, proprio al Forte Village, insieme al direttore generale della struttura Lorenzo Giannuzzi. Le è piaciuto il Forte Village?

La tecnologia è trasversale e tocca tutti i settori di mercato, ma soprattutto in quello del turismo c’è una forte convergenza tra eccellenza e innovazione. Il rilancio dell’Italia parte dal turismo, dall’enogastronomia, dalla moda e dall’innovazione. Personalmente, riconosco una vicinanza tra il Forte Village e ADS. Il primo nasce in un luogo esclusivo, un vero e proprio giardino tropicale nel Mediterraneo, ma non è stato questo a rendere unico il Forte Village. Di luoghi meravigliosi ce ne sono tanti. Anche in questo caso, come in ADS, la differenza l’hanno fatta le persone. È la gestione di Lorenzo Giannuzzi e dei suoi collaboratori ad avermi colpito”.

Il messaggio quindi arriva forte e chiaro: oggi più che mai, la chiave del successo non è il brand, ma la forza e la passione di un team.