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Carnevale a Tavola

“Semel in anno licet insanire”, una volta all’anno è lecito lasciarsi andare, dicevano i latini. il Il periodo giusto era proprio questo, quello che oggi chiamiamo Carnevale e che, in epoca pagana, era la festa di Bacco. Un momento in cui tutti scendevano per le strade in maschera a ballare e cantare. In questa occasione, certo non potevano mancare cibo e vino.

Per approfondire la tradizione enogastronomica italiana di quest’antica festa, abbiamo intervistato William Pregentelli, giornalista del “Gambero Rosso”, che ha consigliato i 3 piatti della tradizione imperdibili durante il Carnevale e i vini migliori a cui abbinarli!

Al primo posto fra i piatti carnascialeschi per William ci sono le “chiacchiere” o “frappe”, sottili strisce di pasta, che una volta fritta diventa particolarmente friabile. Questi dolci sono ottimi con un Moscato d’Asti, il Sant’Ilario ’14 di Ca’ d’Gal, fresco ed elegante, con note di pera, pesca bianca, salvia e rosmarino. Per le “castagnole”, palline dolci fritte, una ricetta antica che può essere personalizzata con liquori o crema pasticcera, l’abbinata vincente è invece il Friuli Colli Orientali Picolit ’08 di Adriano Gigante, dagli intriganti sbuffi di zafferano, polline e mentuccia. Ed infine le frittelle! Qui le ricette variano di zona in zona, ma quelle alle mele hanno sempre una marcia in più, soprattutto quando si sposano con le note avvolgenti e armoniose del Recioto di Soave Le Sponde ’13 di Coffele.

Molto interessante è la tradizione sarda che propone per carnevale i “culurgiones de mendula”, ravioli fritti con un ripieno di mandorle impastate con acqua di fiori d’arancio o liquori. L’abbinamento suggerito stavolta è territoriale, un vino dell’isola, quasi una rarità: la Malvasia di Bosa Dolce Alvarèga ’14 di Columbu, che con i suoi sentori di arancio, miele e frutta secca sposa perfettamente i sapori della ricetta.

E per concludere, proviamo a fare un gioco e chiediamo al nostro esperto del Gambero Rosso di associare a ogni maschera un vino.

Ad Arlecchino, servo astuto, furbo, espressivo e vivace, William associa un bel Lambrusco Reggiano nella versione amabile; all’amica Colombina, maestra nella seduzione, una bollicina che abbia vitalità e morbidezza, un Franciacorta Satèn.  Mentre per Pulcinella, la più famosa maschera partenopea, per lui, l’abbinamento è con un vino della Penisola Sorrentina, il Gragnano, un rosso frizzante e profumato, da bere senza pensieri.

Ringraziamo William, scegliamo una maschera e brindiamo tutti insieme al Carnevale!