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Intervista a Stefano Boeri – L’ “Archistar” che ama la Sardegna

Appena inaugurato, è già considerato il grattacielo più bello e innovativo del mondo. Stiamo parlando del “Bosco Verticale”, progettato dall’architetto Stefano Boeri a Milano nel quartiere Porta Nuova-Isola, una struttura residenziale a due torri in grado di ospitare 21.000 piante, tra cui 800 alberi ad alto fusto, e che il 19 novembre si è aggiudicato a Francoforte l’International Highrise Award 2014, il cosiddetto “Oscar dell’Architettura” che premia ogni due anni la miglior architettura urbana da almeno cento metri di altezza.

 

Può raccontarci com’è nato il progetto del Bosco Verticale?

“Il progetto è nato osservando un’incredibile quantità di grattacieli di vetro e ragionando sulla possibilità di creare edifici con una pelle viva. Una torre rivestita di alberi può produrre vantaggi sia per la tutela dell’ambiente sia per la salvaguardia delle biodiversità”.

Qual è il suo modello di città del futuro?

“Una città che smette di svilupparsi in estensione. La città dovrebbe crescere dentro se stessa: con la sostituzione degli edifici obsoleti, con la creazione di costruzioni che si sviluppano in altezza e con l’inserimento di elementi naturali, così come abbiamo fatto con il Bosco Verticale”.

Quanto può contare un Expo per una città?

“L’Expo può contare moltissimo perché è un momento di grande visibilità. E’ una specie di ‘turbo’ che può creare una grande accelerazione concentrando le politiche di un intero territorio su una scadenza e un obiettivo”.

Sostenitore delle biodiversità e dell’integrazione tra architettura e ambiente, qual è la prossima sfida della Sardegna?

“La Sardegna è nel mio cuore. La sfida per il futuro di quest’isola è mantenere forme di turismo legate a una vera qualità dell’ambiente. Per questo è oggi più interessante il modello turistico del Forte Village piuttosto che quello di certe zone della Gallura o della Costa Smeralda”.

Dal mare alla pianura: quali sono delle sue esperienze professionali in Russia?

“Faccio parte del comitato scientifico di Skolkovo, città della scienza, ad ovest di Mosca, nata dopo l’incontro tra Steve Jobs e Vladimir Putin, una sorta di nuova Silicon Valley. Seguo, inoltre, la progettazione delle stazioni della linea metropolitana tra gli aeroporti e la capitale”.

Cosa ne pensa dell’epiteto “Archistar”?

“Francamente preferisco ‘Archistreet’, pur essendo molto geloso delle mie visioni, sono altrettanto attento alla vita pratica.  Diciamo che cerco di avere i piedi molto per terra.”

Il 19 novembre segna una data carica di significato per lei: cosa l’ha reso più orgoglioso?

“Sono contento perché questo premio rappresenta un riconoscimento all’innovazione, un invito a pensare all’architettura come un’anticipazione del futuro per ognuno di noi, non solo come l’affermazione di uno stile o di un linguaggio.

A essere premiato non sono solo io, ma un lavoro collettivo svolto dal mio studio negli anni insieme a botanici, ingegneri, studiosi di piante e biodiversità e con le associazioni di quartiere. Per me è un segnale bellissimo e importante, sono felice per Milano e per Expo e ringrazio chi ha promosso e sostenuto il nostro progetto”.