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Lo chef zen della cucina infernale. Intervista a Matteo Grandi

"In cucina devi controllare te stesso. Il capo non si può innervosire, altrimenti tutta la squadra sarà tesa"

Fuoco, fiamme, e le urla di Carlo Cracco: non è stata certo una passeggiata ma oggi Matteo Grandi, vincitore dell’edizione italiana del più noto cooking show del mondo, è Chef Executive del primo ristorante Hell’s Kitchen aperto al mondo, presso il Forte Village.

Cosa si prova a essere, a soli 24 anni, Executive Chef al Forte Village? “È certamente una fantastica esperienza, un’opportunità di crescita personale e professionale”.

La passione per la cucina, Matteo, l’ha avuta fin da piccolo.  È nata aiutando la nonna a casa, a Vicenza, ma solo in seguito è diventata una professione: “Terminate le superiori, non mi sono iscritto all’università, ho preferito intraprendere un’esperienza all’estero”. Matteo è partito per Shanghai, poi è stato in Kuwait e in India per lavorare nelle cucine di grandi ristoranti internazionali.

“Ho imparato molto viaggiando. Vivere lontano dal proprio Paese apre la mente – ci spiega – insegna a guardare le cose in un’altra prospettiva”.

Le grandi cucine dell’Asia e le collaborazioni internazionali gli hanno insegnato il lavoro di squadra e come mantenere il controllo in qualsiasi situazione. Sarà anche per questo che, durante il talent show, ha vinto l’epiteto di “uomo di ghiaccio”?

“In cucina devi controllare te stesso. Il capo non si può innervosire, altrimenti tutta la squadra sarà tesa”.

Tutti ci siamo chiesti che cosa ha provato quando è rientrato nella cucina di Hell’s Kitchen, questa volta nella veste di Executive Chef del ristornate. “La prima cosa è stata: voglio uscire! Poi ho visto che non c’era Cracco e mi sono sentito più tranquillo” – scherza Matteo.

Quindi è vero che Cracco è severissimo?

“Cracco è una persona meravigliosa. È serio e pignolo come deve essere uno chef, ma è soprattutto molto corretto. Se a volte sembra scontroso, è solo un modo per nascondere la sua timidezza”.

Che cosa propone nel suo Hell’s Kitchen?

“Le capesante! Quelle che non si aprivano durante il reality – ride lo chef – ma ci sarà anche il “Filetto alla Rossini” e, in onore della cucina locale, una rivisitazione del maialino sardo, poi tanto, tanto pesce”.

Durante il tempo libero cosa farà? “L’offerta del Forte è così ampia che ho l’imbarazzo della scelta. Magari organizzo una sfida sui go–kart con Cracco – conclude scherzando”.

È vero che in ricordo di Hell’s Kitchen Italia si è fatto tatuare un forcone?

“Ma no, non esageriamo, non è un forcone, è solo una forchetta”